Arriva Kafka

Il soggiorno di Franz Kafka a Merano, aprile-giugno 1920.

Quel signore che scende dal treno alla stazione di Merano, il 3 aprile 1920, ha un lungo viaggio alle spalle: arriva da Praga, la magica “città d’oro”, un tempo uno dei centri più importanti del Sacro Romano Impero, sede imperiale e crocevia di genti, lingue e religioni.

La stazione ferroviara di Merano inaugurata nel 1906 foto: Palais Mamming Museum

Franz Kafka, perché di lui parliamo, si guarda intorno e si dirige verso il vicino Grand Hotel Emma, dove prende alloggio. Qualche giorno più tardi le liste locali dell’Azienda di soggiorno segnalano doverosamente la presenza del dott. Kafka, “impiegato giunto da Praga”. Chi fosse quel tizio, nessuno lo sapeva; che cosa facesse a Merano, era chiaro a tutti: aveva bisogno di cure mediche.

Una notizia laconica:
Nell’elenco dei forestieri pubblicato
dal giornale Burggräfler l’8 aprile 1920,
Kafka viene menzionato come
“impiegato di Praga”
fonte: Landesbibliothek Teßmann

La Kurstadt Meran

La cittadina di Merano ha una storia antica: assurta nel primo Trecento a sede amministrativa e capitale dell’allora potente Contea del Tirolo, trae le sue origini da un castrum romano, eretto in posizione strategica lungo la Via Claudia Augusta, l’arteria che conduceva dalla Pianura Padana verso le terre del Danubio, l’estremo confine di Roma antica. Dopo il passaggio della Contea medioevale sotto il dominio dell’Impero asburgico (1363), Merano perse il suo rango privilegiato e sprofondò in un lungo periodo di torpore. Finché un medico viennese, per caso presente in loco durante l’epidemia di Colera del 1836, osserva gli effetti benefici del clima salubre nella ridente conca di Merano: la notizia si diffonde rapidamente, e dal 1850 inizia un vero e proprio boom. La nobiltà di mezza Europa accorre a Merano per un soggiorno prolungato: il clima mite e le varie cure offerte nelle strutture allora all’avanguardia erano considerati uno dei pochi rimedi esistenti contro la temutissima “tisi”, ossia la tubercolosi polmonare, in verità non guaribile prima della scoperta degli antibiotici.

Negli anni dal 1880 al 1914 Merano si trasforma in una delle mete più ambite del nascente turismo salutistico, consorella dei celeberrimi bagni boemi, come per esempio Marienbad, o dell’elegantissima stazione termale di Baden bei Wien.

Il primo alloggio di Kafka a Merano è il Grand Hotel Emma – una perla dello Jugendstil monacense foto: Palais Mamming Museum / FOS Meran

Principi regnanti e la stessa corte imperiale di Vienna soggiornano a Merano, in cerca di sollievo dai loro mali; arriva pure l’alta borghesia facoltosa e non di rado la benestante intellighenzia colta: la Kurstadt li accoglie tutti, offrendo non solo cure mediche d’eccellenza, ma pure dimore lussuose, alloggi dotati di ogni comfort, passeggiate curatissime. Non manca un’offerta culturale raffinata, teatro, lirica, concerti, feste di ballo e quant’altro.

Franz Kafka (1883-1924) foto: Wikipedia

La fine di un mondo

Il sinistro rimbombo degli spari di Sarajevo (28.06.1914) che da lì a poco avrebbero incendiato l’intero vecchio continente, non turba ancora l’elegante vita nella cittadina: all’ultimo dell’anno, 31.12.1914, viene inaugurato il bellissimo Kurhaus con una sontuosa festa all’insegna dell’entusiasmo patriottico e della retorica bellica – mentre nelle gelide steppe della Galizia si consumano già le prime, orrende carneficine.

Finis Austriae: Nel 1920 l’aquila bicipite asburgica viene scalpellata via dalla facciata dell’edificio amministrativo in Piazza del Grano foto: Palais Mamming Museum

L’amaro risveglio non tarda a venire: dal 1915 e fino alla fine della Grande Guerra, Merano si trasforma in una città dolente. Le strutture sanitarie servono come lazzaretti e ospedali da guerra, i grandi alberghi accolgono soldati feriti e convalescenti, il turismo d’élite si azzera.

“Siamo in Italia!”: Tabellone pubblicitario del 10 ottobre 1920, giorno dell’annessione del Tirolo meridionale al Regno d’Italia foto: Palais Mamming Museum

La fine dell’anno 1918 riporta la calma, le armi tacciono, Merano – come tutto il territorio del Tirolo a sud del Brennero – passa sotto il tricolore italiano. La dissoluzione del plurisecolare impero asburgico lascia la gente del posto incredula e impietrita.

Gli anni 1919-1920 a Merano

Il risveglio di Merano: All’inizio degli anni Venti la città registra una lieve ripresa turistica foto: Palais Mamming Museum

Per la ex-Kurstadt inizia uno strano “tempo sospeso”: il periodo d’oro del turismo colto ed elegante è irrimediabilmente tramontato, gli anni spensierati della Belle Époque non sono che un lontano ricordo. Tra mille difficoltà la cittadina cerca di riavviare l’economia turistica, aprono le prime strutture ricettive, riprende l’organizzazione curativa, ma la situazione è profondamente cambiata: Merano, per il consueto pubblico asburgico e nordeuropeo, si trova ormai all’estero. Per l’upper class italiana, invece, le terre delle Nuove Province sono per lo più sconosciute, soprattutto le terre tedescofone oltre Trento.

Merano, come tutto l’Alto Adige, sarà scoperta dalla nuova realtà dello Stato italiano solo qualche anno più tardi, purtroppo sotto il segno di un crescente nazionalismo fascista che cercherà di cancellare l’antica vocazione tollerante e aperta della cittadina.

Rendezvous all’ippodromo: Nell’aprile 1920 si svolge la prima gara ippica degli ufficiali dopo la Prima Guerra mondiale foto: Palais Mamming Museum

Triade dell’eleganza: Gli alberghi di prima categoria “Emma”, “Habsburgerhof” e “Kaiserhof”. Gli ultimi due nel 1920 cambiano nome: il “Habsburgerhof” diventa il “Bellevue”, il “Kaiserhof” viene ribattezzato “Hotel Excelsior” foto: Palais Mamming Museum

Nel 1920, comunque, Merano si prepara a una stagione turistica in lieve ripresa: il passaggio al Regno d’Italia, gestito in un primo momento da Autorità accorte e competenti, è andato a buon fine, la valuta è stabile, le frontiere sono transitabili, la rete ferroviaria si è ripresa, i primi viaggiatori arrivano alla stazione di Merano ….

La memoria di Kafka a Merano

Cento anni dopo, nel 2020, Merano ha cambiato pelle: la cittadina ha saputo preservare la sua anima di Kurstadt elegante, nel lieve ricordo del passato asburgico, si è aperta, però, da tempo a un turismo di vacanza e di svago, sempre all’insegna del benessere e della cura di sé, comunque spostato verso l’aspetto di entertainment.

Cento anni dopo, quel tale dott. Kafka che arrivò allora a Merano con seri problemi di salute, è considerato uno dei più grandi autori del Novecento. Merano gli deve un rispettoso omaggio, all’insegna dell’antica tradizione della Kurstadt, “città di cura” della salute del corpo e della mente.